giovedì 19 novembre 2015

IL PIEDE DELLA DONNA

L’argomento non ha bisogno di esordio, anche perchè il piede della donna è un argomento che.... cammina da sè. Forse quest’è precisamente la ragione per cui ho scelto un soggetto simile, a preferenza d’altre parti magari più nobili, poichè ho notato che, in quasi tutte le cose del sesso amabile, il punto più difficile è sempre.... l’introduzione.
Il mio soggetto è semplice e insieme molto interessante, perchè può essere guardato da diversi punti di vista: a condizione però di trattarlo con tatto.... con molto tatto.... quando si può! tanto più che io intendo parlare del piedino delle belle donne: poichè la donna brutta (lo possiamo ben dire fra noi, perchè qui non ce n’è), la donna brutta, secondo me, non ha piedi.... già, non ha mani, non ha.... niente. Mentre la donna bella [p. 48]ha.... tutto. Se il suo viso fa pensare agli angeli: ebbene, anche la visione del suo piedino arcuato ugualmente fa pensare.... alle cose di lassù.
Ve ne posso dire io qualche cosa, poichè fu appunto un piede che decise di tutto il mio avvenire. Quel piede, sto per dire, fu.... la mano del destino.
Correva l’anno di grazia..... Non tocchiamo certi tasti. Basti dire ch’era l’età felice degli studi e degli esami: in cui, mentre gli anni passavano io non passavo mai. Ebbene: stavo appunto preparandomi febbrilmente a certi esami di riparazione che Dio solo lo sa! Dalla mattina alla sera, non facevo che giocare al biliardo: ma la notte poi!... La notte, dormivo, è vero, ma sognavo: e non facevo che un sogno solo, che cioè stavo davanti al professore e ne sapevo più di lui. Il guaio è che la mattina, il bel sogno si dileguava, ma non per questo s’intorbidiva la mia serenità filosofica, poichè, già fin d’allora sentivo ben radicata nell’anima questa massima immortale: A questo mondo non s’è mai abbastanza ignoranti.
E infatti, se avessi avuto la disgrazia di studiare sul serio, a quest’ora sarei giovane di farmacia: una carriera che ha un solo lato buono, cioè si diventa decrepiti, ma sempre giovani.... di farmacia.
Basta! il fatto è che alla fine con un coraggio da leone mi presentai all’esaminatore dicendo tra me:
— La chimica non la so, ma amo i miei genitori.
Il professore era un vecchio burbero, irsuto, non aveva mai adorato che l’azoto, l’ossigeno e l’idrogeno. Alla moglie non aveva mai saputo dire altra frase amorosa che questa:
— Dei nostri due fati, dobbiamo fare un solo fosfato.
Egli aveva una figlia, nata per combinazione. S’intende, sempre, per combinazione chimica. Ma il genitore — starei per dire.... l’idrogenitore — la chiamava Camomilla. Poichè egli non viveva che di soluzioni, di tinture madri, di ipofosfiti: la sua esistenza non era che un continuo precipitato.
La sua prima domanda fu semplicissima. Mi chiese il nome d’un rimedio volgare, che soltanto poi compresi essere l’ipecacuana. Egli tentò suggerirmi:— Ip.... ip.... — E io come un pappagallo: — Ip.... ip.... — urrà!
— Tentiamone un’altra! — egli mormorò crollando la bella testa d’idiota erudito. — Mi dica un poco: in un caso di avvelenamento, a quali sintomi riconoscerebbe la presenza della bella-donna?
Raccolsi allora, con supremo sforzo mentale, tutti i miei più dotti ricordi del veglione, e poi risposi con una certa franchezza:
— La bella donna si riconosce dal piede: se è grosso, è un maschio.
— Voltatevi.
Mi voltai e allora mi applicò.... un esempio pratico della mia teoria.
Così che io, che speravo da lui dieci punti, dovetti poi farmeli dare dalla cameriera.... perchè ce n’era bisogno.
Devo dunque casualmente al piede della donna la fortuna di non essere diventato neppure giovane di farmacia: il che altresì dimostra che io sono un individuo predestinato: dirò meglio, un individuo piedestinato.
Del resto, sono molti secoli da che il piede della donna dirige il passo dell’uomo. E poichè ci sono, credo opportuno rivelare una verità finora sconosciuta, ch'è il frutto di lunghe e pazienti ricerche storiche:
— Il piede della donna, o signori, checché (vi prego di valutare tutta l’importanza di questo checchè).... checchè se ne dica in contrario, è una delle più antiche istituzioni del mondo.
Me ne spiace tanto per voi; ma se credete che questi segni di incredulità vi facciano onore, siete in uno sbaglio. La mia scoperta s’appoggia a documenti storici, secondo i quali potrei provare che il piede della donna esisteva, per quanto vi paia strano, sin dai tempi d’Adamo e d’Eva. Fra quell’uomo e quella donna, — che vale il nasconderlo? — qualche cosa ci fu.
Vedo che le signore sorridono con malizia, come se vedessero far capolino il serpente. Prego!... non c’è di che. Quella del serpente non è che un’insulsa favoletta. La cosa è andata precisamente così. In un pomeriggio di luglio, Adamo, sebbene andasse vestito alquanto leggerino, soffriva un caldo infame, e non potendone più, si buttò sdraiato precisamente all’ombra dell’albero della scienza del bene e del male. Ma perchè scegliere proprio quell’albero?
In quell’epoca, già, era il solo che potesse dare un refrigerio contro il caldo. Riflettete: se l’albero è della scienza, la scienza è sperimentale e non può mancare, per lo meno, l’ombra.... del dubbio. Adamo, sdraiato sui fiori, aspettava la consorte: meglio che aspettava, basterebbe dire attend’Eva. Ella si faceva sempre un po’ aspettare e si capisce: se Adamo era la sua compagnia, ella, corbezzoli, era.... la prima donna. Quando Eva raggiunse il marito, s’accoccolò di fianco a lui, e i suoi occhi fantasiosi carezzavano i magnifici frutti dorati di quell’albero: e le parvero tanto belli che pregò Adamo di coglierne qualcuno. Fin da quell’epoca già i mariti erano un po’ sgarbati e Adamo rispose:
— No, cara, sto troppo bene.
Ai tempi nostri, questo basterebbe per cominciare una lite, perchè la moglie si affretterebbe a dire con accento sarcastico: — Eh già, capisco! il signore, a quest’ora, magari si sarebbe rotto il collo sull’albero, se si trattasse di un’altra.
Ma in quell’epoca l'altra non c’era; così che Eva, un po’ indispettita, si limitò a rampicarsi agilmente sopra l’albero, tosto sparendo nel fitto e odoroso fogliame. Adamo cominciò a sonnecchiare. Allora Eva, piccata del suo contegno, gli tirò un pomo che lo colpì proprio diritto nel.... più bello del sonno. Egli alzò gli occhi sorridendo e.... che serpente d’Egitto! vide una cosina tanto graziosa che s’agitava tra le foglie, e quella cosina, ve lo figurate, non era che il candido piedino di Eva. Quel piede forse gli suggerì di fare il passo più lungo.... della gamba; fatto è che, secondo gli storici, appunto quella vista pare gli abbia ispirato la prima idea.... del peccato originale.
Dolce peccato, che si chiama originale, perchè poi se ne tirano molte migliaia di copie.
Coloro i quali credono che un piede non possa ispirare idee molto poetiche, sono vittime di volgarissimo pregiudizio. Non solo il piede è nobile e poetico, ma è la poesia stessa. Come si fanno i versi? Non si fanno forse.... coi piedi? E l’amore, questo etereo e dolce poema, da che comincia? comincia sempre dall’incontro magnetico di due punte di piede, sotto una tavola, durante una onesta partita di tombola o una cena.... assai meno onesta.
Due piedi che si amano, sanno profittare dell’oscurità, per darsi una stretta.... di mano. Perchè poi un piedino intelligente sa dire una quantità di cose eloquentissime. Se agita la punta dal sotto in su significa: Prendete una sedia e venite vicino a me. Se fa dei movimenti da destra a sinistra e viceversa, vuol dire: Non vi credo! Se fa un moto brusco e si ritira, significa:Allontanatevi subito, c’è pericolo imminente.
Ma non c’è pericolo che tenga! la donna nella vita ha tante cose: ma l’uomo non ha che un desiderio solo: quello di passare l’esistenza.... dove? ai piedi della donna amata. Tant’è vero che Romeo non ha mai detto a Giulietta: Ah! vorrei passare tutta la vita ai tuoi orecchi.... al tuo naso.... ai tuoi gomiti.... alla tua.... oh, mai!
Concludiamo dunque che il piede della donna ha tale forza irresistibile, che sarà persin capace, e questo lo giurerei, di far muovere (cenno d’applausi) le mani dell’uomo.

fonte:Dodici monologhi, Fratelli Treves, Milano, 1912.

mercoledì 16 settembre 2015

Essere una dominante è naturale per me, è qualcosa che sono, con o senza il bdsm


Varcare la soglia delle proprie inibizioni che diventano spesso la prigione per la propria anima, lasciarsi andare per sperimentare emozioni nuove.lasciarsi andare in un turbinio magico dove piacere e il dolore si uniscono nell’estasi facendo vivere sensazioni mai provate.


Una sessione dovrebbe essere eccitante, divertente, coinvolgente, terapeutica, una fuga dallo stress della vita di tutti i giorni, non inizierò mai qualcosa che trovo non salutare o illegale. Se non ti piace il dolore, lo rispetterò.

Molte persone non sono interessante a sperimentare il dolore. Ma apprezzo i masochisti quando li trovo! Il dolore, quando impiegato nello scenario bdsm è qualcosa che non prendo alla leggera o in modo superficiale.


Si significa si… no significa no…

forse significa: PROVA!

Quando una persona è nuova nel bdsm sta ancora esplorando e scoprendo quali sono i suoi limiti. Questa è una delle ragione per cui comunica è così importante. Per riassumere, voglio che sia del tempo speso bene per entrambi. Ogni incontro deve essere un evento speciale, non inizierei mai una sessione se so in anticipo che non sarà eccitante anche per me o che trovo in qualche modo non salutare.

Tutto è consensuale o non avviene. Chiamami con numero visibile 3248933642

Non sono disponibile per rapporti sessuali e scat.